Billions non è finita, ma è finita: la recensione della quinta stagione

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Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla quinta stagione di Billions

Ultima fermata: Svizzera. Un angolo indefinito della Svizzera. Uno dei tanti, nel regno della discrezione e della riservatezza a nove zeri. Un posto al sole nel bel mezzo dei ghiacciai perenni, per un riccone latitante in fuga da una giustizia che ha risposto più alle logiche del karma e della vendetta personale che alle leggi terrene, talvolta usate pretestuosamente. Raggirato e messo all’angolo, alla fine Bobby Axelrod non ha saputo reagire e si è limitato a sopravvivere. Lo squalo galleggia in una vasca piena d’oro, la balena bianca di Chuck Rhoades è inerme ma non catturata. Negli occhi di Bobby vediamo l’insoddisfazione per la sconfitta di misura. E il ghigno appena accennato di chi l’ha sfangata pure nel momento in cui ogni singolo dettaglio sembrava ormai indicargli le porte del carcere. Negli occhi di Bobby vediamo questo, ma anche lo sguardo rivolto verso di noi, spettatori incalliti di Billions.

Lo sguardo dell’addio, a un personaggio monumentale che non sarà presente nella sesta stagione. E a un attore fantastico, Damian Lewis, che ha salutato uno dei ruoli più importanti della sua straordinaria carriera attoriale per concentrarsi sulla sua famiglia dopo i tragici eventi vissuti recentemente. Se da un lato ci auguriamo che possa superare il momento difficile quanto prima, dall’altra non possiamo non farci una domanda ben più che legittima: che fine farà Billions, dopo la conclusione della quinta stagione e l’addio del suo personaggio più rappresentativo?

La risposta sembrerebbe ovvia, ma non lo è. Perché Billions non è mai stato un one man show e Bobby Axelrod è sì una figura accentratrice ma è allo stesso tempo ideale complemento di un’opera sinceramente corale, E perché la serie merita molto più di un saluto frettoloso poco meno che improvvisato, arrivato tra i salti mortali affrontati durante la pandemia e una trama che ha dovuto rivedere in corsa molte delle sue priorità. Billions non è mai stata una proprietà del magnate Axe, ma è innegabile che il suo saluto crei aspettative ben ridotte nei confronti di una sesta stagione che accoglieremo nel prossimo gennaio con non poca diffidenza. Non solo in relazione alla decisione di Damian Lewis, ma anche di quello che abbiamo visto negli ultimi episodi: Billions, infatti, resta una delle migliori serie tv in circolazione e continua a essere indegnamente snobbata in Italia, ma non si può negare che non sia più quella delle prime stagioni.

Stagliata a più riprese a un passo dal capolavoro, i picchi sono ormai alle spalle e la quinta stagione si è ingolfata con più di un passaggio a vuoto e diverse sottotrame dimenticabili (Nico Tanner). Mascherati dal solito straordinario season finale tutto twist e virtuosismi, ma anche da un trittico conclusivo di episodi che hanno spostato verso l’alto delle valutazioni che tra il sesto e il nono episodio boccheggiavano pericolosamente tra l’insufficienza e l’apatia.

Diciamolo: per certi versi è sempre stato così, anche nei giorni migliori. Billions non è stata una serie regolare e continua, ma costellata di filler infiammati dal dialogo giusto al momento giusto, uno stile sempre riconoscibile, una scrittura carismatica e i colpi di scena ben assestati fino all’apoteosi finale, ma in questi ultimi episodi si è un po’ esagerato in questo senso: le dinamiche più essenziali del plot tendono a ripetersi e perdono così di mordente, la faida tra Chuck e Bobby necessitava di un punto di svolta definitivo che è arrivato solo per mano di elementi esterni alla sceneggiatura e in generale il divertissement sembra aver ormai fagocitato tutto il resto. Anche sul piano qualitativo.

Sia chiaro: l’ora settimanale spesa per Billions resta sempre un’ora proficua, e un momento come quello che ci ha regalato quel matto di Wags con la sua nuova compagna varrà sempre l’investimento su tutti i filler più spudorati del mondo. Ma a un certo punto bisogna saper dire basta: dopo cinque stagioni e 60 episodi, Billions sembra aver raccontato tutto quello che poteva raccontare. Tuttavia, non abbiamo ancora un finale e qui rischiano di iniziare i problemi seri, perché non abbiamo idea di cosa aspettarci da una sesta stagione che vedrà la luce tra pochi mesi con premesse ben poco esaltanti.

Con l’addio del personaggio più magnetico della serie, infatti, non perdiamo solo lui, ma anche la principale attrattiva della narrazione: la guerra infinita con Chuck Rhoades. Il nuovo pattern è stato esplicitato negli ultimi minuti del season finale: Bob verrà rimpiazzato in tutto e per tutto da Mike Prince, quanto di più diverso possa esserci da lui. E così sarà nel dualismo con Chuck, dopo l’intrigante alleanza provvisoria portata avanti per mettere in ginocchio il nemico comune. Non mancano i dubbi: Prince ha dimostrato di poter essere un personaggio intrigante e imprevedibile, ma sembra mancargli la personalità e l’unicità per reggere la serie (anche) sulle sue spalle e permetterci di metterci dietro quel gigante di Axelrod, il vero king della situazione. Allo stesso tempo, la nuova contrapposizione con Chuck rischia seriamente di essere una copia sbiadita di quella genuina portata avanti con Bob: una guerra senz’anima. A questo si aggiunge il calo organico di Billions nell’ultima stagione (in parte pure nella quarta) e gli scarsi elementi d’interesse attualmente offerti da una trama già spremuta fino all’osso.

Insomma, le paure sono tante e non resta che aggrapparci a due grandi speranze: gli autori saranno gli stessi capaci di scrivere una delle migliori serie degli ultimi dieci anni e regalarci tre episodi fantastici anche al tramonto della quinta stagione, e poi c’è Bobby. Perché sì, forse ci sarà ancora. Non può davvero essere finita così: le porte per un ritorno non sono chiuse e l’addio malinconico tra le Alpi svizzere potrebbe esser stato solo un arrivederci. Ne avremmo un gran bisogno, per non rischiare di assistere al mesto declino di una serie straordinaria. Sempre capace di rinnovarsi nel momento più imprevedibile. E regalarci alcuni tra i momenti più divertenti della serialità contemporanea.

Appuntamento quindi a gennaio, purtroppo non in Svizzera. Almeno per ora. Per non rischiare di mettere un punto laddove il punto ancora non c’è.

Antonio Casu


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