Boss in prima fila al concerto: lo stadio neomelodico della mafia

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All’Acquasanta si ripete quanto già visto in altri quartieri di Palermo

PALERMO – È la declinazione neomelodica di Cosa Nostra. All’Acquasanta si ripete quanto già visto in altri quartieri di Palermo. C’è la mafia dietro le feste di borgata, che rappresentano un’occasione per mostrarsi forti.

Forti per cosa? Per sedersi in prima fila tronfi a godersi il concerto della “star” di turno o per autorizzare gli ambulanti a vendere birra e caramelle. La mafia oggi a Palermo è questa. Da una parte ci sono i potentati mafiosi, come i Fontana che, così racconta il neo pentito Giovanni Ferrante, fino a pochi mesi fa ricevevano a Milano gli spalloni con 60 mila euro al mese fra affitti di immobili e incassi delle agenzie di scommesse.

Dall’altra parte c’è la miseria di una mafia che lucra una manciata di euro sugli ambulanti e ha bisogno della riffa per allietare il popolo, distrarlo dalla presa di coscienza della propria condizione di degrado, e organizzare gli spettacoli nell’arena della musica neomelodica. Eppure questa mafia , nonostante tutto, continua a regolare la vita di una grossa fetta della popolazione.

Una mafia truffaldina all’occorrenza. All’Acaquasanta accadde che si presentarono due vincitori del sorteggio per il primo premio, una Vespa. E il boss Ferrante decise che tutti e due se ne sarebbero tornati a casa a piedi. Fu solo uno degli imprevisti della festa allestita in via Montalbo dove la forza si manifesta nel posto d’onore che si occupa: “… le persone diciamo si pagavano il biglietto per avere la poltrona lì in prima fila per seguirsi Rosario Miraggio”.

Oppure Gianni Vezzosi, che però alla fine non salì sul palco. Otto giorni prima l’organizzatore “chiama e dice di annullare l’ultimo giorno di festa perché non poteva mandare più il cantante perché dice che il cantante aveva preso altri impegni e non poteva disdire…”.

Che peccato, racconta Ferrante, “in quel frattempo noi per raccogliere i soldi di questa giornata di festa, il comitato mi ha chiesto a me se potevo dargli una mano a fare ste riffe”. Senza Vezzosi fu un fiasco. Ne valeva della reputazione del boss, l’organizzatore ”Gaetano Corradengo si era fatto grande per fare sta cosa e ni fici pagari i danni a nuatri. Allora io che faccio, siccome non ha voluto, non sì è fatto sentire più né da me e nemmeno da Passarello, a Passarello non gli rispondeva più al telefono, completamente. Ci dissi ci vai da Corradengo e gli dici o ci manda il cantante o prende tremila euro e me li manda per il danno che ha combinato che glieli diamo al comitato”.

Alla fine le spese della serata dovettero pagarle di tasca loro. Corradendo, però, meritava una punizione: “La sera io ci fici abbruciari ‘a machina a Gaetano Corradengo, la stessa sera, aveva una 500, però non mi ricordo a chi gli ho mandato, comunque sono stato io a fargliela bruciare”. La mafia allo stadio neomelodico mostra i muscoli.


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