Cos’è veramente la Super League? Le tre risposte di Agnelli

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TORINO – Cos’è veramente la Super League? La goffa uscita mediatica del 18 aprile ha creato una serie di rappresentazioni che chi aveva pensato alla competizione non ritiene fedeli all’idea originale. Forse è anche per questo che, nella lettera agli azionisti, Andrea Agnelli ha puntualizzato alcuni concetti sulla competizione mai nata, ma ancora nei progetti di Juventus, Real Madrid, Barcellona e forse anche di qualche altro club, che al momento ha scelto una posizione più discreta e defilata, ma segue con vivo interesse l’evolversi delle cose.

Il controllo economico

Scrive Agnelli: «Questa nuova competizione, che si propone di offrire al mondo il miglior spettacolo calcistico, ha nelle sue regolamentazioni tre valori essenziali per la stabilità dell’industria calcistica» e li elenca. Il primo è: «un nuovo framework condiviso per il controllo dei costi, che contribuisca, contrariamente a quanto affermato anche in sedi autorevoli, all’equilibrio competitivo delle competizioni». In pratica, nella Super League ci sarebbe un meccanismo di controllo delle spese dei club partecipanti che renda più effettivo il regolamento economico rispetto al FairPlay Finanziario che, negli ultimi anni, ha dimostrato di non garantire affatto un equilibrio (vedi i PSG o i City) e fallendo in molti dei suoi obiettivi iniziali. Salary Cap? Non viene mai menzionato e non è previsto nella sua versione americana, ovvero un tetto alla somma di denaro che si può spendere in ingaggi, ma qualcosa di simile sarebbe adottato da un’eventuale Superlega. Il punto finale è ridurre i costi per rendere il calcio più sostenibile.

La mutualità

Nel secondo punto, Agnelli parla di «un forte impegno alla solidarietà e alla mutualità». Cosa intende? Nei documenti della Super League c’erano riferimenti precisi al fatto che sarebbero stati ridistribuiti una parte dei ricavi ai club che erano fuori dalla Super League. «Un supporto di 434 milioni l’anno per i prossimi 23 anni», si leggeva nei documenti trapelati dalla Super League. Nella stagione 19-20 l’Uefa ha distribuito 227,5 milioni in solidarietà: 200 in meno. La solidarietà della Super League potrebbe anche essere gestito o dalla Uefa stessa (non dimentichiamo che la Super League nel suo statuto prevede di essere sotto l’egida dell’Uefa e non ha come obiettivo il porsi in modo antagonista alla confederazione), per quanto questo dettaglio non sia mai stato chiarito dai documenti.

La meritocrazia

Nel terzo punto si tocca il tema della meritocrazia: «la centralità delle prestazioni dei club nelle competizioni europee e del contributo di questi allo sviluppo dei talenti, come elementi fondanti di un nuovo concetto di “meritocrazia” sportiva (concetto che non può basarsi esclusivamente sulle performance domestiche in ossequio a equilibri geopolitici e commerciali che dovrebbero rimanere estranei all’essenza dello sport». Cosa intende Agnelli? Che l’attuale meccanismo di accesso alla Champions League, la più remunerativa delle competizioni, avviene secondo un meccanismo geopolitico e commerciale: ovvero l’Italia ha quattro posti perché chi trasmette la Champions in Italia paga di più i diritti televisivi. Mentre ci sono nazioni in cui vincere il campionato porta comunque alla trafila dei preliminari. L’idea della Super League è che si crei un meccanismo di promozioni e retrocessioni tutto europeo e, quindi un po’ più slegato dall’esito dei campionati nazionali. E’ il punto più controverso e criticato della Super League ed è anche il punto sul quale potrebbe esserci maggiore disponibilità a trattare da parte della Super League stessa, che all’inizio considerava “intoccabili” i 12 club fondatori e faceva ruotare altri 8 club, ma anche su quetso punto ha fatto capire che non ci sono posizioni dogmatiche. Da una parte, infatti, c’è l’esigenza dei club di poter considerare “stabili” i ricavi e quindi avere garanzie almeno triennali per una programmazione migliore; dall’altra c’è semplicemente una trasposizione della meritocrazia dai campionati nazionali ai risultati nelle competizioni europee. Detto che è difficile considerare perfettamente meritocratico anche l’attuale meccanismo delle coppe, questo punto potrebbe essere il punto maggiormente dibattuto e non a caso da più parti era trapelata la disponibilità di ridisegnare proprio questo aspetto della Super League.

Le conclusioni

Nella parte finale del paragrafo dedicato alla Super League, Agnelli trae le conclusioni su ciò che porterebbe la Super Lague: «un controllo dei costi e trasparenza, con tre categorie di stakeholder al centro del progetto: 1) tifosi, che dettano la domanda del prodotto; 2) calciatori, i protagonisti degli spettacoli – sia per le competizioni dei club che delle nazionali; 3) investitori, che assumono tutto il rischio imprenditoriale dell’industria calcistica. Un nuovo paradigma che il calcio non può continuare a trascurare e sulla base dei quali il dialogo politico dovrà riprendere». Quindi? Secondo Agnelli il prodotto Super League è più attraente anche perché verrebbe gestito con maggiore trasparenza rispetto alle attuali competizioni Uefa. Qui c’è una neanche troppo accusa all’opacità che molti imputano all’Uefa, soprattutto nella redazione dei bilanci, ma c’è anche un riferimento agli investitori. E’ noto che dietro la Super League c’era (e c’è) la grande banca d’affari americana J.P. Morgan, disposta a investire qualcosa come 6 miliardi all’anno per la sola Super League. Una cifra quasi doppia rispetto ai 3,25 miliardi incassati dall’Uefa nella stagione ’19-20 con tutte e tre le competizioni (Champions, Europa League e SuperCoppa), soldi da cui l’Uefa detrae 295 milioni per costi organizzativi (spesso finiti nel mirino dei critici che li considerano eccessivi).

Il futuro

Quindi? Cosa succederà? In questo momento il dialogo non sembra essere una strada percorribile. La Uefa sta contrattaccando presso i tribunali di Madrid e l’idea di sedersi a discutere riforme delle competizioni non è in agenda. Ma le schermaglie nei tribunali commerciali possono risolvere poco, il vero giudizio sarà quello della Corte di Giustizia Europea che, tuttavia, difficilmente si pronuncerà prima di un anno (forse anche un anno e mezzo): nel frattempo? Nel frattempo c’è chi sta provando a riformare il calcio al di sopra dell’Uefa, ovvero la Fifa di Infantino con la sua proposta del Mondiale ogni due anni e di un ripensamento profondo del calendario internazionale che andrebbe a toccare e interessare i grandi club. Che sia quello il contesto nel quale discutere anche di Super League e affini?

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