L’intervista a Brumotti : “Ho molti amici non vaccinati , è incredibile…”

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Ciclista, recordman, volto noto della tv. La sport lo forgia e la bike estrema diventa un vero e proprio stile di vita. Per Vittorio Brumotti la sfida continua del limite è tutto. In bici e non solo. Eterno “Peter Pan”, ma con la passione del rischio e l’adrenalina come droga si definisce “un puro che vuole rimanere tale”. Ispirato, idee chiare, dice di avere un’unica vocazione. Pronto per la politica? “No, no, zero”. Lui non è uno che si monta la testa. È un personaggio famoso, ma resta sempre il “Brumo” di Bovisano, il ragazzo tutto sport e Guinness dei primati. E se dovesse rinascere, non ha dubbi su chi vorrebbe essere: “Al 100% Brumotti”.

Il 25 e 26 settembre parteciperà a Torino a Tennis and Friends in occasione delle Nitto ATP Finals. Una manifestazione per promuovere la prevenzione sanitaria. Nell’anno in cui l’Italia vince tutto, quanto lo sport può essere un mezzo per sensibilizzare?

“Praticare sport vuol dire distrarsi, produrre endorfina e cacciare via la malattia del secolo, che è la paranoia. È anche un modo per vedere campioni, personaggi famosi che facendo sport possono indurre persone sedentarie a cambiare stile di vita. Poi, una statistica dice che chi pratica sport a livello agonistico è tutelato dal Covid”.

Quindi lo sport non è solo un modo per sensibilizzare alla prevenzione, ma è prevenzione?

“È assolutamente prevenzione. E in più, all’evento Tennis and Friends le persone avranno a disposizione diversi stand per fare screening gratuiti grazie anche al sostegno di Banca Intesa”.

E lì ci si potrà anche vaccinare contro il Covid. Pensa che la politica avrebbe dovuto sfruttare il successo dello sport italiano e coinvolgerlo in una campagna per convincere gli indecisi?

“Io vivo metà in Italia e metà a Dubai, la città dei record. E in quanto recordman, ci sto molto volentieri. Una grande nazione è tale quando ci si mette d’accordo tutti senza che ci sia il bisogno di scendere in piazza a manifestare in modo violento”.

Mi sta dicendo che la politica italiana ha sbagliato qualcosa nella comunicazione sul vaccino?

“La politica attuale è tutta un po’ un pasticcio. Sono politici, non sono dottori! Io darei la parola solo ai dottori su questi temi. Mentre è successo che il politico di turno si mettesse a fare il dottore creando confusione nelle persone”.

E il mondo dell’informazione come ne esce?

“Il lavoro dei giornalista è ascoltare più fonti e poi riportarle nel modo più neutro possibile. Quando sento dire che il vaccino fa perdere due dita del piede, io penso ma informati veramente, vai a vedere se è veramente così, perché tante sono leggende metropolitane. Così è fare terrorismo mediatico”.

Ci metterebbe la faccia? Intendo per sensibilizzare e convincere le persone a vaccinarsi?

“Io mi sono vaccinato subito, ma rispetto anche chi magari non se la sente. Se uno non vuole, non deve sentirsi obbligato: la vita è sua. Io, i miei genitori e la mia fidanzata lo abbiamo fatto. Ma la maggior parte dei miei amici in Liguria non è vaccinata. Questa cosa è incredibile”.

Paura per il contagio, paura per il vaccino. Con il Covid la paura ha monopolizzato le nostre vite. Anche la sua?

“Io sono stato molto tranquillo. Il mio pensiero è stato per le persone malate di tumore che non potevano fare gli screening, che rimanevano indietro con le cure. Per il Covid ho perso delle persone che conoscevo, ma la mia paura era per i malati oncologici”.

Lei è un recordman sempre a caccia di sfide. La paura blocca o è essenziale per trovare il coraggio di superare i propri limiti?

“L’adrenalina è una bella droga che, però, va dosata. Di solito si vuole sempre alzare di più l’asticella. Il mio sport, il freestyle è uno sport dove vivi di paura. La ricerca della paura ti dà il brivido, ti mantiene vivo e fa sì che, una volta sceso dalla bici, non cerchi lo sballo o situazioni che stimolino l’adrenalina. La gente usa sostanze, alcol perché deve colmare i vuoti. Con un’adrenalina come la mia sei appagato. Non hai bisogno di altro”.

Sfidare e saper domare la paura le sarà servito anche nella vita?

“Soprattutto nella vita. Diciamo che chi come me è abituato a tenere la situazione sotto controllo è avvantaggiato. Se vivi di adrenalina la applichi anche alla vita e ha i riflessi più pronti per non scivolare sul bagnato al primo imprevisto”.

Insomma, rischio sì, ma calcolato, senza mai andare oltre il limite?

“No, il bello è varcarlo, il limite. Come il surfista sull’onda: non sai mai come va”.

Allora rischiare le piace proprio?

“Io sono un iper drogato di rischio”.

C’è una volta che se l’è vista brutta?

“Io, quando cado, rido. Perché delle volte è talmente tanta la curiosità di capire cosa c’è oltre che la prendo così. Ed è, forse, proprio ridendo e giocando che la morte ti lascia stare. Qualsiasi difficoltà si trova nella vita bisognerebbe sempre andare a testa alta. Perché la benzina della morte sono le paure. Se tu limiti le paure la morte rimane a secco, rimane a piedi”.

Lei è uno sportivo che ama il rischio, ma anche per fare informazione in prima linea ha rischiato e spesso ci ha rimesso.

“Io sono un po’ un Peter Pan. Mi piace vedere la gente in pace. Sapere che c’è il bullo di turno che vuole rovinare la festa è come un avere una bella torta con le candeline e poi arriva qualcuno che ci mette la mano sopra e la distrugge. Non lo sopporto”.

Vale sempre la pena rischiare per cercare di impedirlo?

“Ma io non rischio niente. Rispetto alle mie sfide in bici è una passeggiata. Lì non c’è da avere paura. Quello che conta è la salute. È quella la vera battaglia, il resto si può gestire. Io sono un rider che ama andare in giro con la sua bicicletta e portare sorrisi”.

Un po’ una vocazione?

“Sì, mi piace essere un po’ un prete del tremila”.

A proposito di vocazioni, ha mai pensato di fare politica?

“No, no, zero. È impossibile per uno come me. Io mi considero un puro e tale voglio rimanere”.

La politica allora non è una cosa molto “pura”?

“È bello quando uno può rimanere spontaneo, dire quello che vuole senza avere né squadre né colori. Una volta i calciatori restavano sempre in una stessa squadra, come Totti con la Roma. Ora la cambiano ogni sei mesi. Stessa cosa la politica: un vero minestrone”.

Ciclista, sportivo estremo, polverizzatore di record, personaggio che fa tv ma anche informazione. Chi è davvero Brumotti?

“Al 99% lo sportivo. Infatti amo quando si parla di 100% Brumotti lo sportivo. La bici mi ha forgiato talmente tanto che adesso quando vado al ristorante guardo la distanza tra un tavolo e l’altro e nella mia testa penso: ‘Qua sopra ci salgo o salto da qua a là?’. Ormai è una deformazione professionale vera e propria. Sì, poi vado in tv, faccio quello che devo fare, ma resto sempre il Brumo di Bovissano”.

Se dovesse rinascere chi vorrebbe essere?

“Al 100% Brumotti sulla bici. Non ci sarà mai un momento in cui dirò basta. Il bello del mio sport è che una volta che il fisico e la mente reggono puoi salire su un ponte, anche a ottant’anni. Basta avere il coraggio. È proprio uno stile di vita. È la mia vita”.


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