Mélanie e Maximin, apostoli della Madonna di La Salette

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Il 19 settembre 1846 la Beata Vergine apparve a Mélanie Calvat e Maximin Giraud. In quell’apparizione, riconosciuta dalla Chiesa, Maria consegnò ai due pastorelli un messaggio pubblico e, a ciascuno, un segreto. Entrambi vissero varie difficoltà, ma difesero fino alla morte terrena la verità di quella mariofania.  

Siamo in Francia a pochi chilometri dal confine italiano. La Bella Signora appare a due pastorelli. Corsi e ricorsi storici. Tra Rue de Bac (1830) e Lourdes (1858), la Madonna appare nel 1846 nella valle di La Salette. Ancora una volta, ancora con messaggi e rivelazioni. I due pastorelli sono: Mélanie Calvat e Maximin Giraud. Ed è a loro che la Signora consegna un messaggio pubblico e, a ciascuno, un segreto, da far conoscere a tempo debito.

Cerchiamo, allora, di entrare nelle biografie di questi due fanciulli, cercando di lambire uno dei messaggi più affascinanti della storia delle apparizioni mariane. E ciò non può che divenire necessario visto che le loro esistenze si intrecciano così profondamente con questa più che nota apparizione, quantomai attuale. Il loro destino non fu certo dei più facili e dei più felici, questo bisogna ammetterlo. Perseguitati dal loro tempo caddero presto nell’oblio.

Maximin cercò di diventare sacerdote, senza riuscirvi. Dalla personalità complessa, iperattiva, vivrà un’infanzia difficile: la madre gli morì davanti, quando aveva solo 17 mesi. Abbandonato a sé stesso, girovagava per i monti. Spirito libero, non rimase mai fisso in un luogo. Era, sempre, senza meta. Non sapeva né leggere né scrivere. Bambino vivace e curioso del mondo, così era il piccolo Maximin. Aveva undici anni quando incontrò Mélanie, più grande di lui. Ci furono molti episodi che sconvolsero la vita già complicata del piccolo veggente. Dopo quel 19 settembre, cambiò molti lavori e a scuola portava risultati modesti. I pellegrini e i curiosi non lo lasciarono mai tranquillo. Dopo la breve parentesi della sua permanenza nel seminario minore di Grenoble – dove era entrato nel 1850 per poi uscirne nel 1852 – Maximin iniziò, come Mélanie Calvat, a girovagare in cerca di riservatezza, di pace. Ma la sua inquietudine lo condizionò sempre. Incominciarono, così, anche i problemi economici. Ma rimase sempre fedele alla visione ricevuta da bambino.

Le parole che ci fanno entrare meglio nell’animo di questo ragazzo, apparentemente “normale”, sono quelle del suo breve racconto dell’apparizione. Durante questa, mentre la Bella Signora si rivolgeva a Mélanie, Maximin – quasi per metterla alla prova – faceva girare il cappello sulla punta del suo bastone e buttava alcuni sassolini fin sotto i piedi della Bella Signora. “Non uno però l’ha toccata”, così risponderà – senza imbarazzo – agli inquirenti. Nella sua vita, ci fu un incontro anche con il futuro santo Curato d’Ars. Anche in questo caso, il piccolo Maximin non si smentì: don Vianney incontrò due volte l’adolescente in sacrestia e in confessionale, ma senza confessarlo. Il contenuto di quel dialogo rimase sempre segreto.

Maximin morì all’età di quarant’anni. Accadde nella sua casa di Corps. All’epoca poverissimo, pur avendo svolto tantissimi lavori per mantenersi. L’unica certezza nella sua vita – impressa indelebilmente nella mente e nel cuore – era stata l’incontro speciale che aveva vissuto quel 19 settembre. Prima di morire, infatti, Maximin giurerà – per l’ultima volta – di aver detto la verità sull’apparizione della Vergine a La Salette: “Credo fermamente, anche a prezzo del mio sangue, alla celebre Apparizione della SS. Vergine sulla santa montagna di La Salette, il 19 settembre 1846; apparizione che ho difeso con parole, scritti e sofferenze. (…) Con questi sentimenti, offro il mio cuore a Nostra Signora di La Salette”. Morì l’1 marzo 1875.

Se la personalità di Maximin era così inquieta, quella di Mélanie era molto introversa. La vita della ragazzina sarà scandita da viaggi e permanenze provvisorie in vari luoghi europei. Basterebbe pensare al luogo della sua morte: ad Altamura, addirittura, in provincia di Bari. Quella di Mélanie fu un’infanzia segnata – fin dall’inizio – da lavori pesanti, fino a quando la sua vita cambiò radicalmente quel 19 settembre 1846 tra i monti del suo paese. Anche Mélanie, che all’epoca dei fatti aveva quasi quindici anni, non sapeva né leggere né scrivere. Ma chi era Mélanie? Una bambina-donna, si potrebbe definire, visto che fu costretta a crescere prima del tempo. Mélanie, più sensibile rispetto a Maximin, capì quasi subito che quella donna, seduta con le mani in faccia e le lacrime agli occhi, non poteva essere una donna qualsiasi: pensò, in un primo momento, a qualche santa del Paradiso.

Sia a Mélanie che a Maximin la Madonna, come detto, consegnò non solo un messaggio profetico, ma anche un segreto a testa. Segreti dal contenuto apocalittico, grandi calamità che colpiranno la Francia e il mondo intero. Intanto, la visione – dopo cinque anni d’istruttoria – fu confermata e acclarata come veritiera dalla Chiesa. E così la storia dell’apparizione cominciò a diffondersi dando vita a pellegrinaggi dei fedeli verso il luogo dell’apparizione. Nacque così la congregazione dei “Missionari di Nostra Signora di La Salette”.

Mélanie entrò in un convento a Grenoble nel 1851, diventando Suor Maria della Croce, ma solo fino al 1854. Cominciarono numerosi scontri con una parte del clero francese, fino all’accusa di non essere adempiente ai precetti religiosi, tanto da portarla ad abbandonare l’abito religioso. Fu da quel momento che iniziò per lei un pellegrinaggio continuo per l’Europa: in Inghilterra, in Grecia, sino ad arrivare in Italia. “Un’apostola di La Salette”, così si definì lei stessa: nella sua vita fu instancabile nel riportare molte anime a Dio, alla riconciliazione con il Signore di molti peccatori.

Fu proprio grazie a questo suo impegno apostolico che – nel 1897 – sant’Annibale Maria di Francia volle incontrarla per proporle di dirigere con lui l’Opera Antoniana Figlie del Divino Zelo, orfanotrofio femminile di Messina. La Calvat vi rimase poco più di un anno, ma il suo sostegno fu importantissimo. Ed è proprio in una sede di quell’istituto, ad Altamura, che ancora oggi riposa il suo corpo: “QUI NEL SACRO TEMPIO DI DIO TROVARONO QUIETE E RIPOSO LE STANCHE E TRAVAGLIATE OSSA DELL’UMILE PASTORELLA DELLA SALETTE MELANIA CALVAT”. Un’immagine, un bassorilievo – posto vicino a questa iscrizione – sintetizza l’intera sua esistenza: l’anima di Mélanie viene portata in Cielo dalla Vergine Maria.

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