Mercanteinfiera, l’introvabile in mostra

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PARMA – La poltrona di «Eyes Wide Shut» di Stanley Kubrick, il libro «Addio alle armi» con dedica di Ernest Hemingway a un misterioso conte Gran Maestro di Loggia Massonica, e poi l’archeologia, l’antiquariato e il design d’autore. Torna da sabato 2 a domenica 10 ottobre a Fiere di Parma Mercanteinfiera, appuntamento che è un’ opportunità di cross-collecting, di un collezionismo eclettico, trend del momento. Due le mostre collaterali in programma in questa 40esima edizione, una dedicata alla storia del costume, con la cravatta, e una alla tecnologia dai ’70 ai 2000, con i videogame. Da ammirare e soprattutto da provare. Tra le novità della 40esima edizione la collaborazione con Museimpresa.

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AZIENDE CREMONESI. Una prestigiosa vetrina per una quindicina di aziende della provincia di Cremona che, dal Cremasco al Casalasco passando per l’intero territorio, espongono i loro «pezzi» migliori. Antiquariato, gioielleria, numismatica, arte del restauro i settori che vedranno protagoniste le firme cremonesi sul palcoscenico di una delle più importanti fiere di livello europeo.

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MEMORABILIA E RARITA’. Come detto, nei vari padiglioni si troverà un mix di stili e di epoche, memorabilia e pezzi rari. Come la poltrona usata nel film «Eyes Wide Shut», di Stanley Kubrick, prestata dal conte Augusti, Gran Maestro di Loggia Massonica e proprietario di un altro oggetto prezioso, il libro «Addio alle armi», con dedica autografa di Ernest Hemingway del ’56, conosciuto in guerra quando era generale di cavalleria. E ancora una quindicina di clessidre antiche – tra cui spicca una italiana del ‘600 in avorio ed ebano con sabbia nera — maschere da scherma ottocentesche e mobili che spaziano dall’antiquariato all’Industrial chic passando dall’Art Decò degli anni ‘40, firmati tra gli altri da Osvaldo Borsani.

CROSS COLLECTING. Mercanteinfiera occupa quattro padiglioni, su una superficie di 40 mila metri quadrati: una rara occasione per vedere oggetti preziosi, curiosità e opere d’arte esposte da un migliaio di espositori. E per poter mettere in relazione opere d’arte e oggetti provenienti da diverse epoche e movimenti, nella prospettiva del cross-collecting (o cross-buying), la tendenza del momento: un modo di collezionare eclettico, che ignora le classificazioni a favore di un accostamento inedito e audace tra opere e oggetti. Una prassi che affonda le sue radici nel passato, in particolare nel Rinascimento e che oggi è vista anche come una forma di investimento più sicuro, perché non circostanziato a un solo periodo storico, passibile di mode.

EVENTI COLLATERALI. Due soggetti protagonisti delle mostre collaterali dell’edizione 2021: «La spina dorsale di un uomo. Storia della cravatta» racconta con disegni, bozzetti, messe in carta jacquart, fustelle e 40 cravatte (tante quanti gli anni di Mercanteinfiera), capo mannish per eccellenza. Che poi solo maschile non è. La prima idea di cravatta femminile risale infatti all’epoca di Luigi XIV, il Re Sole – uno dei più appassionati cultori di questa moda, basti pensare che istituì nella corte la carica del «cravattaio», che doveva andargli alla perfezione la cravatta scelta da un vassoio ogni mattina. Ma anche l’amante del sovrano, Louise de la Vallière, indossò l’accessorio, che in una forma simile continua a portare il suo nome, la cravatta lavallière. Un indumento che continua ad essere very stilish anche oggi se a indossarlo è Victoria dei Måneskin.

Non è solo per nerd la mostra «Back to the games», che racconta la storia dei videogame dagli anni ’70 ai 2000, e insieme ad essi la tecnologia e i cambiamenti della società di quegli anni, i primi a vederci davanti a console e schermi di computer. Realizzata in collaborazione con Archivio Videoludico della Fondazione Cineteca di Bologna e l’Associazione Bologna Nerd, permette ai visitatori anche di provare e giocare con i videogame di quegli anni: dagli Space Invaders conl’Atari 2600, o SuperMario con il Commodore 64, e ancora con i giochi delle PlayStation e del Xbox. Infine, vedere il raro Virtual Boy della Nintendo, un flop di fine millennio, perché era la console «meno portatile» di sempre, oggi ricercatissimo dagli appassionati.


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