Mezz’ora di blackout per DAZN, che annuncia indennizzi. E ora cosa succede? Tutti gli scenari

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Questa volta non si parla di qualità non ottimale o microscatti: DAZN, all’inizio delle due partite pomeridiane infrasettimanali del giovedì (Sampdoria-Napoli e Torino-Lazio) è andata completamente a nero per la stragrande maggioranza degli utenti o più probabilmente per tutti coloro che da un certo momento in poi hanno provato a far partire sito o app (mentre scriviamo stiamo ancora cercando di capire) . Un’interruzione durata poco più di mezz’ora che ha riguardato non tanto questo o quello stream ma proprio tutta la piattaforma, rimasta irraggiungibile fino alla mezz’ora del primo tempo.

Un incidente che certamente avrà una spiegazione di ordine tecnico (ma su questo fronte DAZN dà poche informazioni puntuali e spesso anche alcuni giorni dopo), ma che all’atto pratico ha causato un’interruzione del servizio i cui fruitori – i tifosi – non sono assolutamente interessati a quale sia il tecnicismo che ha mandato a nero i loro schermi. Semplicemente vorrebbero vedere la partita.

Un incidente – quello di oggi – che mette a nudo le strutturali fragilità di una modalità trasmissiva giovane, lo streaming, che deve ancora mettere a punto standard, protezioni e ridondanze. Ma che arriva nel momento più sbagliato per DAZN: solo ieri in commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera è stata votata una risoluzione proprio sul tema DAZN e streaming, che riconosce che  “il campionato di calcio di serie A come un tema di generale e diffuso interesse collettivo” e per questo motivo “occorre garantire uno standard di qualità della trasmissione delle immagini adeguato, così come l’assenza di interruzioni del servizio: elementi senz’altro essenziali per la regolare e soddisfacente visione di una partita di calcio“. E proprio oggi arriva la più classica (e neppure breve) interruzione totale del servizio.

In tutto ciò, tra altre cose concernenti la trasparenza della metodologia di calcolo degli indici di ascolto e la gestione di eventuali reclami da parte degli utenti, la IX Commissione della Camera impegna il governo anche a: “valutare l’opportunità di un rafforzamento dei poteri conferiti all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, alla luce delle innovazioni tecnologiche e di mercato, affinché possa prescrivere alle piattaforme per la distribuzione in streaming di contenuti audiovisivi l’adozione di tutte le modalità tecniche disponibili per la distribuzione degli eventi, incluse le altre modalità di distribuzione broadcast attualmente disponibili“.

Pochissimi minuti fa è poi giunta in redazione una nota di DAZN che si dispiace per l’accaduto e pre-annuncia indennizzi:

Abbiamo riscontrato un problema tecnico nel corso delle partite delle 18.30.
Siamo dispiaciuti di quanto accaduto perchè sappiamo quanto importante sia per tutti i tifosi poter seguire la propria squadra.
Tutti gli utenti che sono stati impattati dal problema potranno usufruire di un indenizzo.

DAZN

E ora cosa succede? Tutti gli scenari, possibili e impossibili

Quali strade ha quindi di fronte DAZN, reduce dall’incidente di stasera e di fronte a un’onda di lamentele che sta montando, con le associazioni dei consumatori che promuovono esposti e petizioni? Cerchiamo di essere un po’ schematici, analizzando, senza pregiudizi, i casi possibili, anche alla luce della delibera della Commissione Trasporti.

Caso A: DAZN tiene duro e va avanti come oggi

In questo scenario, DAZN getta finché può acqua sul fuoco e cerca via via di migliorare le cose e di evitare indicenti come quello odierno. Conscia che la maratona (se non ti squalificano prima) dura tre anni e che siamo solo sul rettilineo di partenza, alla quinta giornata di un campionato lunghissimo. Bisogna capire però quanto potrà essere ancora tirata la corda prima che la politica non decida che la questione è diventata di interesse nazionale e faccia saltare il banco, commissariando il sistema calcio.

Caso B: DAZN stravolge la propria infrastruttura e si affida, almeno per il momento, ad Amazon in outsourcing

In questo scenario che la vede tenere ferma la sua posizione “solo-streaming”, DAZN decide di mettere, almeno per il momento, la propria scommessa da un miliardo di euro a stagione nelle mani (certamente capaci) di Amazon. Cambio di server, cambio di distribuzione, cambio di app e probabilmente anche cambio di passo sull’affidabilità dell’infrastruttura. Costi quel che costi, la reputazione è salva e, nei tempi e nei modi più opportuni, DAZN può cercare di strutturarsi per riportare in casa, mattone dopo mattone, la propria infrastruttura produttiva in piena sicurezza. Che per ora non sembra esserci. Una strada probabilmente molto costosa, sia in termini prettamente economici che per l’ego di chi a Londra ha disegnato e sta gestendo l’attuale infrastruttura. Ma che per lo meno salva l’idea progressista dello streaming.

Caso C: Arriva la stampella di Sky, che ha già il canale per i bar

In questo scenario, evocato per esempio da Adiconsum, DAZN si rimette nella stessa situazione degli ultimi tre anni, con il proprio canale accesso anche sulla piattaforma Sky, a favore ovviamente solo degli abbonati a DAZN. Il canale tra l’altro c’è già perché è quello che viene distribuito ai bar e agli esercizi pubblici. La luna di miele tra le due società è finita da tempo e per DAZN farebbe di tutto piuttosto che buttarsi ancora nelle braccia del suo più acerrimo concorrente. Certo, la delibera della IX Commissione della Camera pesa e bisogna vedere quale saranno le azioni conseguenti del Governo, ammesso che ce ne saranno. Il canale già acceso e l’indiscussa fattibilità tecnica (si è già fatto nelle ultime stagioni) potrebbe far scivolare la volontà politica verso questa soluzione. Ma dubitiamo che TIM, con il suo contributo alla causa da 340 milioni a stagione, resti a guardare.  Complicato.

Caso D: DAZN Channel su digitale terrestre aperto a tutti gli abbonati

Ma il canale DAZN su Sky non è l’unico già acceso: c’è in realtà anche il sottoutilizzato DAZN Channel su digitale terrestre, configurato come (pigro) canale di backup. Per ora DAZN Channel è un’esclusiva del Timvision Box e del suo gemello DAZN Box, ma non è liberamente accessibile per gli utenti: decide lui quando entrare in azione e onestamente non sembra farlo molto spesso (anche se da DAZN fanno capire che questa volta sia intervenuto, ma non abbiamo riscontri certi). In ogni caso, si tratterebbe di una soluzione riservata solo ai clienti Timvision, per lo meno se il canale non viene aperto ad altre piattaforme di decrypt. Il sistema di accesso condizionato usato da DAZN per codificare il canale su digitale terrestre (Nagra Connect) in effetti potrebbe essere gestito anche da un CAM (tutta da realizzare e vendere), così da permettere a chiunque abbia un TV non antico di vedere anche tramite digitale terrestre. Un po’ più difficile da realizzare, soprattutto in tempi stretti ma con l’indubbio vantaggio per DAZN di cavarsela con le proprie forze, senza stampelle di nessun concorrente. Anche se probabilmente la stampella la prenderebbe in testa da TIM anche in questo scenario. Fantapolitica o realpolitk?

Caso E: Se broadcast deve essere, sia satellitare: il passaggio su Tivusat

Tivusat ha oltre 4 milioni di tessere attive e sono già una buona base. La piattaforma gratuita satellitare non può per statuto diventare una pay TV ma potrebbe – perché no – veicolare dei canali criptati per conto di un cliente, come per esempio DAZN. Certo, non tutti hanno la parabola e men che meno il decoder o la CAM di Tivusat. Ma da un lato si alleggerirebbe il peso sullo streaming e si lascerebbe uno strumento di ricezione delle partite per qualsiasi area di Italia, anche quelle non coperte né dalla rete in banda larga, né dal digitale terrestre. Formalmente sarebbe un passo in avanti e un’apertura verso le invocate tecnologie broadcasting ma sostanzialmente non intaccherebbe l’immagine “streaming” di DAZN e forse non darebbe troppo fastidio al partner TIM, che pur qualche boccone amaro dovrà inghiottirlo. In più, vista la disponibilità di banda su satellite, i canali potrebbero essere, al bisogno, anche tre in contemporanea, così da coprire tutte e 10 le partite di Serie A; e soprattutto, anche Full HD di ottima qualità. Il difetto di questa soluzione? Con meno di 100 euro è difficile portare a casa un decoder o una CAM di Tivusat, a meno che Tivusat stessa, che potrebbe avere un picco di popolarità, non facesse sacrifici concreti, per esempio azzerando il costo della card per i produttori.

Diteci la vostra opinione: qual è lo scenario più credibile?

Non sappiamo se è possibile ipotizzare anche un caso F o un caso G: a noi non viene in mente altro, almeno al momento, che vada incontro alle richieste della Commissione della Camera e che non faccia completamente saltare l’accordo tra DAZN e la Lega Calcio. Se vi viene in mente qualcosa di meglio (senza ironie), segnalatecelo nei commenti. Oppure diteci quale, tra quelli prospettati, è secondo voi lo scenario preferibile e quello più probabile.


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