Nello specchio dell’Africa mediterranea la Napoli di Giuseppe Rippa

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Sono stato, il pomeriggio di venerdì 24, a Napoli nel “Graziani bistrot” di piazza Dante ad ascoltare l’analisi di Paolo MacryGuido Trombetti e Alfonso Ruffo del veloce e tagliente libro di Giuseppe Rippa, “Napoli dove vai?” edito da “Quaderni Radicali”. Nell’intervista di Luigi Rintallo, Rippa non parla di Napoli attraverso le consuete metafore che questa città facilmente suggerisce ma, affrontandola (già nello stesso titolo – “Napoli dove Vai?” – si rivolge ad essa direttamente), ne mostra piaghe impudiche e dolorose contraddizioni.

 

Uno dei punti individuati da Rippa e intorno a cui gira l’asse del libro è la categoria di subalternità: “Lo stesso processo unitario dell’Italia ha visto Napoli fortemente condizionata dai suoi trascorsi, sia a causa di certo miope colonialismo piemontese e sia per il ritardo storico che contraddistinse il regno dei Borboni. Dentro questo scenario, l’unità d’Italia fa individuare Napoli quale sua prima e vera vittima, prima ancora che il resto del Sud già in precedenza subalterno”.

Il libro spazia dal Cinquecento ai giorni che, con dolorosa coscienza, viviamo. Sullo sfondo dell’affresco storico che Giuseppe Rippa delinea c’è anche l’allarme per una deriva che possa portare a forme rischiose di “democrazia autoritaria”. L’intensa riflessione si conclude con il disegno di un necessario progetto che, interpretando la vocazione di Napoli verso l’Africa mediterranea e i suoi problemi spesso speculari ai nostri, precisi “quali atti vanno realizzati per fornire le condizioni affinché il disegno strategico di cui stiamo parlando, e cioè far rivestire a Napoli un ruolo da protagonista nel Mediterraneo, acquisti un profilo meno incerto”. 

Rippa insiste nel mostrare l’irreversibilità della crisi di Napoli se non legandola all’urgenza di riconoscere le radici dei problemi in un contesto più ampio. Solo in questa sua doppia voce, intercontinentale, Napoli può interpretare un rivoluzionario e consapevole futuro. Su questo tema, centrale nella prospettiva disegnata da Giuseppe Rippa interviene, dopo aver consentito con l’impianto generale del libro, Paolo Macry con qualche perplessità: da dove prenderebbe la forza questa materna e depredata città per costruire dialoghi fondanti e strategici con l’Africa? Dice Macry:” Malgrado tutto è un luogo di guerra, di forti tensioni”. E aggiunge: “Il mediterraneo comporta un problema non risolto tra Europa e Africa: il problema dei migranti”.

Un libro “stimolante, indispensabile“, lo definisce subito Guido Trombetti che ne fa un’analisi appassionata e vivissima, e alla fine si trova su una riva leggermente divergente da quella su cui Macry ha terminato il suo intervento: per quanto riguarda la prospettiva politica verso l’Africa lui è, invece, d’accordo sulla necessità e sull’urgenza di avere una visione globale come questa, dentro cui operare: e potrebbe essere proprio l’ipotesi di una Napoli ponte verso le coste dell’Africa del Nord. Un incontro sintetizzato da Alfonso Ruffo, in una sapienziale riflessione: “Una città non è povera quando non ha risorse ma quando spreca le sue risorse”.

Alla fine, chiudendo l’incontro, lo stesso Giuseppe Rippa, con la sua passione di politologo e uomo d’azione, riscrive il libro aggiungendo uno straordinario ritratto di Giancarlo Siani e vivaci notazioni sui rapporti tra il PCI e il Partito Radicale (di cui Rippa è stato segretario nel 1979-1980). Tra l’altro, dice: “Bassolino che va in crisi, va alla Segreteria del PCI nazionale, mi chiama, organizziamo dei convegni, poi si chiama fuori. Perché?

 

Perché era dentro la cultura scheletrica che riteneva che quello fosse il suo modello culturale, ma pure Petrocelli (sindaco PCI di Roma dal 1979 all’81) era ‘scheletrico’ eppure era molto più in grado di capire cosa significava governare la città di Roma, tant’è che resta un sindaco-simbolo, lì invece la partita veniva giocata a livelli interni tra la pseudosinistra, gli amendoliani, gli altri. Questo pesa all’interno di un contesto storico in cui Napoli è rimasta ai margini, non è più una capitale, paga un prezzo maggiore di tutto il resto del Sud”. Proprio perché, aggiunge, ” il Sud era subalterno a Napoli”.

 

Presentazione a Napoli del libro “Napoli dove vai?” (Quaderni Radicali TV)

Presentazione a Roma del libro  “Napoli dove vai?” (Radio Radicale)

 

 


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