Roma, Bonarrigo (Lega): necessario lavorare perché il III Municipio torni a splendere

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Roma, Bonarrigo (Lega): necessario lavorare perché il III Municipio torni a splendere

E’ necessario mettere al centro la comunità e lavorare perché il III Municipio torni a splendere. A dirlo, a Prima Pagina News, è Monica Bonarrigo, candidata della Lega a sostegno del candidato Sindaco di centrodestra Enrico Michetti alle Elezioni Comunali di Roma.

 – Chi è Monica Bonarrigo?

“Monica Bonarrigo nasce come un qualsiasi cittadino, non come un politico, questa è una cosa fondamentale. Sono diplomata alle magistrali e ho lavorato per tanti anni nel settore della moda, con grandi gruppi come Trussardi e Prada. Attualmente, ho delle attività commerciali attinenti a questo settore. Ho deciso di candidarmi perché da cittadina, nel mio piccolo, vorrei cambiare la situazione. Non sono un politico e avere una faccia amica al Municipio che ti ascolti è molto importante”.

– Lei è candidata al III Municipio con la Lega.

“Sì, esatto. C’è un motivo specifico, per questo: è un partito nuovo, che ha idee secondo me molto valide, e forse con loro riusciremo a vincere e a prenderci Roma che, oggi, è al disastro più totale. Sono stata nei territori del mio Municipio, il Terzo, e mi sono resa conto che le problematiche sono immense, non solo l’immondizia e il verde, ma anche quelle sociali. I territori sono distrutti dalle promesse non mantenute della Raggi e i cittadini sono abbastanza demotivati anche nel voto, sono anche non convinti di votare perché, sinceramente, in questo momento non hanno nessuno che li rappresenti e che, quindi, risolva i loro problemi, quelli quotidiani, non in generale, dall’anziana che non può andare ad un parco pubblico fino al bambino che non può andarci a giocare, così che i genitori possano rilassarsi e mangiare un gelato, perché pieno di rifiuti, erbacce e senzatetto che ci dormono sopra, come succede a Conca d’Oro. Questo non è giusto, perché ci sono associazioni specifiche come la Caritas e la Croce Rossa, tramite cui queste persone vanno aiutate, ma vanno anche tolte dal giardino pubblico, perché poi diventa una situazione invivibile per chi abita nel quartiere”.

 

Ci parli del suo programma.

“Il mio programma l’ho già in mente, ma logicamente sono una piccola pedina in questo grande mare. Ovviamente, può essere seguito e preso in considerazione solo nel momento in cui siamo tutti uniti e la pensiamo allo stesso modo, questo è un punto fondamentale. Per quanto riguarda il programma: è necessario, sicuramente, iniziare a svuotare i cassonetti dell’immondizia, per non far circolare i topi nei balconi delle borgate, perché ogni mattina, quando vengono puliti, gli abitanti trovano una decina di topi provenienti dai cassonetti dell’immondizia sotto casa. Questo è terrificante, perché dopo tre o quattro settimane i cassonetti non vengono ancora svuotati, nonostante il fatto che la Tari viene comunque pagata. E questo non è giusto. In secondo luogo, bisogna rifare tutte le illuminazioni, perché ci sono scippi e di notte gira la malavita, e le anziane che vivono da sole, abbandonate a sé stesse, e rientrano in casa alle sette e mezzo, dopo aver preso un gelato, il latte o il pane e rientrano nelle loro abitazioni, non riescono nemmeno a vedere la strada, perché gran parte dei quartieri del III Municipio è al buio. Questo è un problema fondamentale, da risolvere immediatamente. Ci sarebbero anche tanti altri problemi, che non sto qui ad elencare, altrimenti la cosa sarebbe davvero molto lunga”.

 

Insomma, sono i classici problemi della Capitale.

“Sì, ma sono peggiorati. Siamo regrediti di vent’anni, rispetto a cinque anni fa. Vogliamo parlare delle buche di Roma? Ogni due per tre, c’è una macchina dal meccanico, e ci sono automobilisti che si recano dal gommista ogni due giorni, questo è successo anche a me. A Roma sono stati fatti dei lavori rattoppando le strade, non facendo dei lavori di sana pianta, e quindi ci troviamo con vecchie buche da ripristinare, perché, essendo state rattoppate, il manto stradale non è stato rifatto dall’inizio. Altrimenti, se il manto fosse stato rifatto, non ci troveremmo in questa situazione, almeno in alcune zone della città. E poi, ci sono gli spazi verdi che non sono più tali, perché abbiamo solo un cumulo di sterpaglie invaso non soltanto dai topi ma anche dagli altri animali, e Roma, che è la Città più bella del mondo e dovrebbe essere la Città della Cultura, all’estero non è rappresentata come dovrebbe. Questo è un altro punto a nostro sfavore: un cittadino italiano che va all’estero sente parlare di Roma come la città dell’immondizia, la città dove non si fa più niente. Non ci sono spettacoli, non ci sono eventi culturali… …non c’è più nulla. Come mai Milano è così all’avanguardia e noi siamo indietro di vent’anni? Un motivo c’è, no? Non siamo organizzati: abbiamo tante strutture, Musei, opere d’arte, che potremmo valorizzare e mettere a disposizione di tutti, non solo dei cittadini, ma anche dei turisti, e questo non avviene. Non avveniva neanche prima della pandemia”.

 

E’ necessario, quindi, incentivare il sistema culturale cittadino?

“Assolutamente. Secondo me, da lì nasce tutto”.

 

E per quanto riguarda il turismo?

“Di turismo ne avevamo tanto, e fino a molto tempo fa era di alto livello. Ora, però, il livello è basso perché, purtroppo, i bed and breakfast sono ai minimi termini, visto che sono tutti chiusi e che ci sono pochi turisti. Secondo me, però, il turista non viene perché a livello culturale non siamo organizzati. Non ci sono manifestazioni importanti o strutture apposite. Prendiamo ad esempio, di nuovo, Milano: è tutta perfetta, sembra un salotto. A Roma, invece, dovunque ti giri, è un disastro: pensiamo all’organizzazione di un bar, che non riceve i permessi per mangiare fuori e rispettare la normativa anti-Covid. Sono stata a Conca d’Oro e un barista mi ha detto che non capisce come mai non può avere la pedana per far mangiare fuori i clienti, perché dentro, ovviamente, è vuoto, visto che nessuno vuole mangiare all’interno. Purtroppo, abbiamo una burocrazia talmente ingarbugliata e lenta che, alla fine, non si riesce a risolvere niente. Questa è la realtà. E’ tutto da rivedere”.

 

– Bisognerebbe, quindi, ridurre i tempi di burocrazia.

“A Roma per avere una carta d’identità ci vogliono sei mesi. Le pare normale? E’ una disorganizzazione totale, il sistema va riorganizzato totalmente, dalle piccole cose fino all’organizzazione, ad esempio, del cinema e della moda. Ovviamente, non parliamo del Municipio, ma in generale”.

 

– Passando dal generale al dettaglio, cosa si può fare per il rilancio del III Municipio anche da un punto di vista culturale?

“Secondo me, sarebbe bello riaprire le parrocchie per riunire i cittadini, come punto di cultura. Questo è fondamentale. La gente ha perso il senso dell’unione: ognuno pensa al suo orticello. Invece, sarebbe bello unirsi tutti insieme e portare avanti dei progetti che possono essere interessanti per tutti, proporre cose interessanti, per bambini e adulti. Ad esempio, si potrebbero organizzare manifestazioni per un weekend, anche dentro la parrocchia, negli spazi verdi se ci sono, e riadattare questi spazi rendendoli luoghi di riunione, e parlare di tutte le problematiche, anche quelle personali. Questo potrebbe aiutare le famiglie perché, purtroppo, i nostri figli sono allontanati dalla famiglia, dato che i genitori, giustamente, devono lavorare, per cui ci parlano soltanto per un paio d’ore e li lasciano con il telefonino in mano. Questo non è giusto. Magari, ci vorrebbero anche delle persone che, anche a scopo benefico, abbiano voglia di far riunire gli anziani, di far sentire loro un po’ di calore perché vengono abbandonati a sé stessi, perché le famiglie non hanno tempo. I bambini, poi, stanno davanti al computer da mattino a sera. Quindi, degli spazi culturali, possono essere una buona idea”.

– In questo modo, la comunità tornerebbe al centro.

“Esatto. Questa è una cosa che, oggi, non esiste. Nel quartiere Talenti, alla Messa delle 11, se contiamo trenta persone presenti, sono tante. Non parlo, ovviamente, di parrocchia in senso di preghiera, ma di parrocchia come comunità. Questo accade perché non c’è niente che faccia sentire le persone coinvolte”.

– Quindi, è necessario creare spazi e iniziative per far sì che la comunità venga coinvolta.

“Sì, in modo che si possa parlare di tutto. Anche di una cosa molto semplice, come l’organizzazione di una cena. L’importante è lo stare insieme: dobbiamo essere uniti non soltanto nel voto, ma anche nel quotidiano, è fondamentale. Dobbiamo sempre tenere in considerazione le necessità di chi ci sta vicino, non trascurarle”.

 

– Questo vale anche per le fasce più deboli, non solo gli anziani e i bambini, ma anche le persone con disabilità. Quali sono i suoi progetti in merito?

“Sì. Purtroppo, in questo ambito ho un’esperienza personale: mia madre è anziana e convive con la Sla – Sclerosi Laterale Amiotrofica, ndr – da 13 anni. Abbiamo una ragazza indiana, che ci dà una mano, ma oggi non riesce più ad aiutarla da sola. Quindi, siamo alla ricerca di un’altra persona. Lo sa che non si trova una badante? E perché succede questo? Perché tutte sono a casa con il Reddito di Cittadinanza. E questa è un’altra cosa da valutare: va bene dare il Reddito di Cittadinanza, ma non va bene restare a casa senza fare nulla o ricevere altre entrate tramite lavoro nero”.

Quindi, nell’ambito della disabilità, propone assunzioni per figure come caregiver e badanti?

“Certo. Poi, chi ha il Reddito di Cittadinanza potrebbe prendere in mano uno scopino e cominciare a pulire il proprio quartiere. Roma torna sicuramente pulita!”.

Oltre a questo, può riassumere, per sommi capi, gli altri punti del suo programma?

“Il III Municipio deve tornare ad essere un salotto, e questo dice tutto. Ci sono talmente tanti problemi che dobbiamo partire dall’abc. E poi, c’è la burocrazia da riorganizzare: quando una persona va a fare una lamentela, non c’è una persona che l’ascolti, ci sono solo due impiegati e altri cinque sono a casa perché uno è in smart working, un altro in ferie… … è un disastro. Nonostante la Presidentessa Petrella, che è bravissima e conosce bene il territorio con i suoi problemi, non c’è un’organizzazione solida”.

Quindi, bisogna riorganizzare l’intero sistema burocratico e cementificarlo?

“Esattamente, cementificarlo. Questa è la parola giusta. Poi, non siamo al centro e il nostro Municipio, che è enorme, ha problemi importanti. Ci sono realtà che fanno accapponare la pelle: basti pensare che a Porta di Roma gli abitanti non riescono ad aprire la loro porta di casa o arieggiarla perché hanno la discarica attaccata alle abitazioni, mentre la parte alta di Montesacro è messa meglio. C’è molto da fare per far sì che il Municipio torni a splendere. Noi speriamo di farcela”.


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