Schitt’s Creek su Infinity+: il fenomeno di una piccola serie canadese che ha conquistato il mondo

Céline Dion. Lo sciroppo d’acero. Alanis Morrissette. Pamela Anderson. Keanu Reeves. Jim Carrey. Drake. Justin Bieber. Se dovessimo elencare i prodigi che il Canada ha esportato, non potremmo non menzionare anche Schitt’s Creek, la serie comica disponibile dal 13 luglio su Infinity+ con la prima stagione.

Anche i ricchi piangono”, per citare una celebre telenovela messicana degli anni Ottanta, è la premessa di questa comedy, tra le serie più premiate degli ultimi dieci anni (178 nomination ai premi televisivi di tutto il mondo, portandosi a casa un totale di 65 statuette).

Il mattatore canadese Eugene Levy, conosciuto per avere interpretato il papà di Jim nei film di American Pie, ha ideato con il figlio Daniel un’epopea familiare di rinascita. “Tutto è cominciato mentre vivevo a Los Angeles e guardavo molti reality show,” ricorda Dan Levy in un’intervista, aggiungendo “mi sono domandato cosa sarebbe successo se una di quelle famiglie ricche avesse perso tutto. I Kardashian sarebbero ancora i Kardashian senza i loro soldi?.Dan, allora un veejay per MTV Canada, propose l’idea al padre.

Il concept della serie iniziò a prendere forma anche grazie ad un celebre aneddoto che si è perso nei meandri della cultura pop. Nel 1989, Kim Basinger e altri investitori comprarono la città di Braselton, nello Stato della Georgia (1,751 acri dei 2000 disponibili, per essere precisi) con l’intento di trasformare la cittadina in un luogo dove attrarre produzioni cinematografiche e televisive per girare in location.

Fu persino indetto una rassegna cinematografica annuale. L’operazione tuttavia non ebbe il successo sperato e la città fu rivenduta cinque anni dopo. “Mia moglie ebbe l’idea per una serie in cui i boomer finivano senza il becco di un quattrino e si ritrovavano ad andare a vivere coi figli,” rammentò Eugene Levy, che aggiunse: “Mio figlio Daniel arrivò con un articolo sull’ex moglie di Alec Baldwin che comprò una città. Sperava che la gente dei film la usassero come location ma perse molti soldi. L’idea che i ricchi potessero comprare una città confluì in Schitt’s Creek”.

È la comfort television, bellezza

Da sinistra: il regista Jerry Ciccoritti insieme al produttore e protagonista Eugene Levy sul set della prima stagione di “Schitt's Creek”. Credits: Steve Wilkie/Infinity+.
Da sinistra: il regista Jerry Ciccoritti insieme al produttore e protagonista Eugene Levy sul set della prima stagione di “Schitt’s Creek”. Credits: Steve Wilkie/Infinity+.

La premessa di Schitt’s Creek è piuttosto lineare. La famiglia Rose, composta dal ricco magnate di videonoleggi Johnny (Eugene Levy), sua moglie Moira, un’ex star di soap opera (Catherine O’Hara) e i loro due figli, il modaiolo David (Daniel Levy) e la socialita Alexis (Annie Murphy), scopre di essere in bancarotta a causa di un commercialista che li ha truffati intascandosi i loro soldi anziché gestire il loro patrimonio.

Dopo essere stati ostracizzati dai loro amici altolocati a New York e con tutti i loro beni sequestrati dal governo, Johnny, Moira, David e Alexis non hanno altra scelta che ripiegare su Schitt’s Creek, una piccola e deprimente città rurale che avevano comprato per gioco. Qui i Rose si dovranno rimettere in gioco trovando un’unità familiare creduta persa e scoprendo che casa non è un luogo, ma un insieme di legami.

La semplicità di questa storia è l’elemento vincente di Schitt’s Creek, che insieme ad altri titoli ha contribuito alla rivoluzione della comfort television a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Se all’inizio dello scorso decennio a farla da padroni erano kolossal ambiziosi con mitologie vaste quali Il Trono di Spade e The Walking Dead, sul piccolo schermo si è innescata una controtendenza dolce. Gli spettatori hanno sviluppato una certa disaffezione nei confronti di storie complesse da scomporre: la nostra contemporaneità ci mette già sufficientemente alla prova.

Si è affermato così il concetto di una serialità che non ha soltanto il compito di costituire un’evasione per lo spettatore, ma lo coccola accompagnandolo in un mondo distensivo, sereno e costruito minuziosamente.

Per questo motivo, la stessa ubicazione della cittadina di Schitt’s Creek era stata tenuta vaga per la maggior parte della messa in onda della serie. Dan Levy svelò finalmente l’arcano in un’intervista del 2018: “Per noi la cosa importante era conferire un senso di isolamento, e localizzare la cittadina non era proprio parte della serie” disse Levy, che concluse: “Schitt’s Creek esiste in una bolla, ma siamo una serie canadese perciò quella è per forza una cittadina canadese anche se non ne abbiamo mai parlato”.

Catherine O’Hara, le parrucche e i tormentoni

L’attrice canadese Catherine O'Hara, qui nei panni di Moira Rose in una scena di “Schitt’s Creek”. Credits: Steve Wilkie/Infinity+.
L’attrice canadese Catherine O’Hara, qui nei panni di Moira Rose in una scena di “Schitt’s Creek”. Credits: Steve Wilkie/Infinity+.

Se le serie tv avessero un “Most Valuable Player” come nell’NBA americana, l’MVP di Schitt’s Creek sarebbe senz’ombra di dubbio Catherine O’Hara.

La venerata attrice canadese, celebre per i ruoli di Delia Deetz in Beetlejuice e di Kate McCallister nei due film di Mamma, ho perso l’aereo, ha debuttato alla fine degli anni Settanta sul palco del Second City Television, show comico canadese paragonabile al Saturday Night Live!. Tra i suoi colleghi c’era Eugene Levy, che quarant’anni dopo l’avrebbe voluta per interpretare la parte di sua moglie in Schitt’s Creek.

Moira Rose è sopra le righe in tutto e per tutto: dalle sue battute ai suoi outfit impeccabili passando per i suoi trascorsi da diva decaduta della soap-opera Sunrise Bay, il personaggio sembra costruito a tavolino per diventare il più amato dei fan. Non basta questo per entrare nel cuore del pubblico, e questo O’Hara lo sa bene.

Fu la stessa attrice ad inventarsi i tratti che hanno reso Moira una vera e propria televisiva. “Le parrucche che indossa non erano previste né tantomeno il suo vocabolario: sono stata io ad aggiungerli” ha raccontato Catherine O’Hara nel documentario Best Wishes, Warmest Regards. “Chiesi se potessi indossare parrucche a seconda dell’umore di Moira. Funziona per ragioni di moda, ma anche per nascondere o rivelare ciò che sente, talvolta è un elmetto protettivo, ma è così divertente” ha spiegato l’attrice.

Per assicurarsi una longevità che consentisse alla serie di accrescere il proprio pubblico di stagione in stagione, Schitt’s Creek potuto contare su alcuni tormentoni divenuti subito virali. Uno di questi è “A Little Bit Alexis”, hit comica che offre uno sguardo alla carriera da starletta di Alexis Rose prima che la conoscessimo nella serie. La canzone e il videoclip sono stati effettivamente incisi e girati, spopolando anche tra chi non conosceva Schitt’s Creek.

Per Annie Murphy, l’interprete di Alexis, la serie arrivò nel momento in cui aveva deciso di abbandonare la recitazione. “Ero arrivata ad un punto della mia carriera in cui avevo deciso di non inseguire più i miei sogni. Dopo due anni senza lavorare e con quindici dollari nel mio conto in banca, volevo cambiare carriera e piansi nell’Oceano Pacifico per un’ora e mezza. Il giorno dopo arrivò l’audizione per Schitt’s Creek” ha confessato l’attrice che quest’anno ha ricevuto il Golden Globe come “Migliore attrice non protagonista” per la sesta stagione della comedy.

La serie è stata anche l’opportunità per il pubblico globale di rivalutare il talento di Eugene Levy, per decenni l’assist comico in innumerevoli produzioni americane. In pochi sanno che quello della spalla è il ruolo più difficile perché consente ai protagonisti di brillare. In Schitt’s Creek, Eugene Levy lavora a quattro mani con il figlio Daniel e dà prova, ancora una volta, della propria umiltà enfatizzando l’aspetto corale che ha conferito a questo progetto una cifra stilistica impareggiabile. “Non sono un comico stand-up di mio,” ha detto Eugene Levy di sé. “Non vedo il mondo attraverso il prisma della comicità: le risate le ottengo attraverso il personaggio. Bisogna immergervisi e cercare di diventare il personaggio: così i momenti che vivi diventano autentici” ha spiegato l’interprete di Johnny Rose.

La rappresentazione inclusiva

Da sinistra: i co-creatori Dan e Eugene Levy sul set di “Schitt's Creek”. Credits: Steve Wilkie/Infinity+.
Da sinistra: i co-creatori Dan e Eugene Levy, figlio e padre, sul set di “Schitt’s Creek”. Credits: Steve Wilkie/Infinity+.

Schitt’s Creek costituisce una rivoluzione anche per la rappresentatività inclusiva sullo schermo. A partire dalla prima stagione David (Dan Levy) non fa mistero della propria sessualità, identificandosi come pansessuale. Già grazie a questo aspetto Schitt’s Creek è passato alla storia, includendo nel proprio cast principale uno dei primi personaggi pan ad essere protagonisti di una serie televisiva.

Dapprima David vive una breve relazione con Stevie (Emily Hampshire), l’addetta al Motel Rosebud dove vivono i Rose. Successivamente troverà l’anima gemella e vivrà una storia d’amore come se ne sono viste poche in televisione: per scoprire come andrà a finire bisognerà aspettare le prossime stagioni in arrivo su Infinity+.

Credo che il modo in cui abbiamo affrontato la sessualità nella serie sia stato estremamente disinvolto, e questa è stata una scelta intenzionale,” ha spiegato Dan Levy in un’intervista, aggiungendo: “Non volevamo che la storia queer spiccasse in qualsiasi modo, perché non vogliamo che lo faccia. Desideriamo che sia raccontata con lo stesso modo spontaneo col quale raccontiamo le storie eterosessuali”.

Il potere dello streaming

I protagonisti di “Schitt's Creek”. Da sinistra: Alexis (Annie Murphy), Johnny (Eugene Levy), Moira (Catherine O'Hara), e David (Dan Levy). Credits: Steve Wilkie/Infinity+.
I protagonisti di “Schitt’s Creek”. Da sinistra: Alexis (Annie Murphy), Johnny (Eugene Levy), Moira (Catherine O’Hara), e David (Dan Levy). Credits: Steve Wilkie/Infinity+.

Cosa ha reso Schitt’s Creek un fenomeno globale? Lo streaming. Dopo la loro messa in onda sulla rete CBC canadese e sul network Pop negli Stati Uniti, le stagioni diventavano subito disponibili sui servizi streaming più popolari, consentendo anche al pubblico che non aveva accesso a quelle emittenti di conoscere la famiglia Rose e di appassionarsi alle loro disavventure.

Proprio come accadde a Breaking Bad, che da prodotto di nicchia divenne un evento televisivo grazie al passaparola e alla possibilità di recuperare la serie in streaming, Schitt’s Creek ha beneficiato del binge watching.

A differenza di altri titoli, tuttavia, la sit-com di Eugen e Dan Levy non costituisce una visione che richiede sforzo mentale allo spettatore. Il mondo di Schitt’s Creek è invitante per il pubblico, il quale desidera soggiornarvi più a lungo possibile proprio perché è una serie che non ha alcuna pretesa nei confronti di chi la guarda.

Con Schitt’s Creek non ci sono lezioni morali da impartire né attenzioni da esigere, soltanto la premura di un gruppo di persone che si accettano per ciò che sono nel momento di maggiore vulnerabilità. Guardare un episodio è come tornare a casa: siamo diventati tutti parte della famiglia Rose.

 

I tredici episodi della prima stagione di Schitt’s Creek sono disponibili in streaming su Infinity+ a partire dal 13 luglio. A seguire sul channel di Mediaset Infinity approderà una stagione al mese sino al completamento dell’intero cofanetto a novembre.

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