Syusy Blady: “Con Patrizio Roversi rimaniamo amici e genitori. Turisti per caso è diverso dai travel blogger”

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Syusy Blady e le sue passioni: viaggi e libri (foto dalla pagina Facebook)
Syusy Blady e le sue passioni: viaggi e libri (foto dalla pagina Facebook)

Cabarettista, viaggiatrice non convenzionale e esperta di turismo culturale, Maurizia Giusti, in arte Syusy Blady, è nata a Bologna e la città è per lei la base operativa (qui ha sede la rivista Turisti per caso) e organizzativa, dalla quale prepara gli itinerari e i progetti per i suoi viaggi nel mondo e in Italia. Il sodalizio con Patrizio Roversi, interrotto nella vita privata, prosegue nel mondo lavorativo: insieme con «Turisti per caso» hanno anticipato travel blogger e influencer di viaggi. ha girato e continua a girare il mondo ma il suo centro di gravità rimane sempre Bologna (città che ama ma alla quale non risparmia critiche9, città attesa alle prossime elezioni amministrative alle quali parteciperà anche la figlia.


Quanto è cambiato il concetto di «viaggio» con la pandemia?
«Quello che ci hanno insegnato queste limitazioni è quello di rimanere in Italia e fare il turismo di prossimità, o meglio… andare sotto casa. Noi questa cosa l’abbiamo rilanciata tantissimo anche nelle nostra rivista che si trova in edicola. Oggi parliamo molto di viaggi “sotto casa”, soprattutto sul nostro sito Italia slow tour che include centinaia di viaggi in Italia, da quelli che si possono fare a piedi e in bicicletta, ma anche in macchina elettrica».

Qual è stato il segreto di «Turisti per caso», ideato con il suo ex marito PatrizioRoversi e che ancora oggi funziona in un mondo di travel blogger e social network?
«Tutto ruota attorno alla qualità e nel trovare il proprio modo di raccontare. Noi lo abbiamo trovato e questo ha funzionato. Il nostro segreto è stato raccontare i luoghi con leggerezza e con gli occhi del turista-viaggiatore cercando però di approfondire sempre. Questo non lo si può fare certo se viaggi solo per rispondere a chi ti paga e ti ci manda su commissione».

Qual è il tuo rapporto oggi con Patrizio Roversi, storico compagno di avventure e ex marito dal quale hai divorziato nel 2002 dopo vent’anni di matrimonio?
«Un attimo noi non siamo divorziati, siamo separati, perché è lo stato che spiega meglio il nostro attuale rapporto! Continuiamo a lavorare insieme come sempre, essendo in società insieme. Siamo genitori, siamo amici, siamo colleghi. Insomma siamo molto legati ma liberi di fare la nostra vita».

Cosa significa essere rimasti fedeli a Bologna per tutta la vita?
«Abbiamo resistito a Bologna anche quando non era e non è facile rimanere qui, perché alla fine l’attrattiva di Roma o Milano è forte. Invece noi siamo rimasti qui proprio perché siamo convinti di essere in un luogo che ci piace, in una situazione più contenuta. Eppure, io non capisco come mai mi chiamano in tutte e regioni d’Italia per raccontare i loro luoghi e questa cosa non la devo fare a Bologna. Ci sono tanti luoghi culturali e non che andrebbero approfondite con dovizia particolare».

Cosa vorrebbe realizzare a Bologna?
«Ho sempre desiderato fare a Bologna un Festival del viaggio o del mito e non ho mai potuto farlo. Sarebbe anche un modo per fornire dei contenuti agli universitari. Se sono venuti a Bologna per studiare, la città deve dare loro dei contenuti culturali, noi abbiamo formato tanti montatori e videomaker che hanno cominciato nel nostro ufficio di produzione e poi sono stati presi a Roma . E poi avrei un’idea…»

Quale?
«Pochi giorni fa abbiamo fatto un incontro “revival” del Gran Pavese Varietà (spettacolo di cabaret surreale ideato da Giusti insieme a Roversi nel 1982, ndr) a Salsomaggiore. È stato bellissimo. Ecco, il prossimo anno sono 40 anni dalla prima edizione. Perché non organizziamo un evento a Bologna?»

Pensa che non ci siano attrattive per i giovani in città?
«Di recente ho fatto un giro ai giardini Margherita ed era pieno di ragazzi. A Bologna c’è sempre stato un rapporto non proprio pacifico con gli studenti, perché da un lato gli affitti la casa e dall’altro non vuoi che riempiano la città. Ma il bello è che questa è una città, grazie a loro, è ancora una città giovane. A questi giovani però, che scelgono Bologna per studiare, bisognerà pur dare della cultura, integrarli, coinvolgerli?»

Quindi anche lei si schiera dalla parte di chi critica la «Bologna dei taglieri»?
«Con il discorso “Bologna la grassa” credo che le persone che arrivano si accontentino di poco. A me da bolognese è successo di mangiare fuori e ci sono cose che non sopporto più perché ci sono semplificazioni di quella che era la nostra gastronomia. A volte nemmeno si riescono a mangiare delle tagliatelle buone. Un fenomeno tipico quando si allarga il raggio dell’offerta turistica e si abbassa la qualità».

Però a Bologna la tradizione culinaria è forte.
«Certo, e va mantenuta. Io spero che questo sia un primo approccio ma che possa cambiare perché Bologna non è solo la città dei taglieri ma è anche la città dove il cibo è di alta qualità. Allo stesso tempo, è anche una città di cultura molto importante».

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28 settembre 2021 (modifica il 28 settembre 2021 | 14:15)

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