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Dove vedere Italia-Spagna in tv e in streaming

Italia-Spagna, semifinale di Nations League, è in programma alle ore 20.45 allo stadio Giuseppe Meazza di Milano, e sarà visibile in esclusiva in diretta su Rai 1. Inoltre sarà disponibile anche in streaming su Rai Play.

La ragione Luis Enrique , prima o poi perderemo. A noi però piacerebbe andare avanti senza sconfitte fino a dicembre 2022, ma sappiamo che non sarà così semplice». Roberto Mancini non scade neppure a gesti scaramantici e non solo perché è (sempre più) convinto della coerenza del percorso che sta sviluppando alla guida della Nazionale azzurra, ma soprattutto perché la sostanza va oltre le parole.

Il ct conosce e rispetta in maniera assoluta il valore della Spagna e sa bene quanto la squadra di Luis Enrique abbia messo in difficoltà gli azzurri a Wembley (e del resto lo aveva pronosticato al “fratello” Gianluca Vialli : «sarà la più complicata»), ma pure ha la consapevolezza di potersi giocare alla pari la partita di questa sera (ore 20.45) e perfino con qualcosa in più rispetto agli avversari.

Tanto più che non considera certo concluso il cammino di redenzione e di rinascita azzurra con la vittoria degli Europei. Anzi, quella è “solo” una tappa: «Vogliamo vincere sempre e continuare a migliorare il record di 37 risultati utili consecutivi, sappiamo che dipenderà parecchio da noi. Questa è una competizione di valore: in un momento particolare del campionato e con un solo giorno per preparare la gara.

Saranno due appuntamenti importanti per misurare la nostra forza e la nostra crescita. Siamo a 14 mesi dal Mondiale: dobbiamo giocare sempre meglio. Abbiamo sofferto in quella gara: era una semifinale e la Spagna ci mise in difficoltà sul possesso, lo fanno da 20 anni e su questo sono più avanti di noi. Dobbiamo migliorare questa situazione di gioco, essere più veloci, dobbiamo giocare sempre meglio, offensivi e bilanciati».

Fin troppo facile, dunque, rivestire queste due gare della Final Four di Nations League (una competizione il cui futuro è peraltro appesa ai fili sottilissimi e svolazzanti dei futuri assetti che assumerà il ridisegno del calcio globale e dei calendari internazionali), rivestirla, dicevamo, della valenza di una prova generale del Mondiale prossimo venturo.

Sia per lo spessore degli avversari (di qual la Spagna, di là Belgio e Francia), sia per il percorso che attende la Nazionale nel caso in cui, auspicabile, la qualificazione arrivi direttamente dal Girone: da novembre, mese della gara decisiva con la Svizzera a Roma, al prossimo Mondale il cammino sarà poi lastricato solo da amichevoli. Meglio, dunque, tenere alto il livello della tensione ora che in palio c’è comunque un “trofeino” nato dalla fantasia dei dirigenti di Nyon.

E poi, a rendere ancora più intrigante la faccenda contingente, ci sono le indisponibilità che costringono Mancini a inventare soluzioni tattiche ma che, pure, offrono opportunità inattese ai più giovani soprattutto in attacco dove, per la prima volta dalla sua gestione, saranno assenti sia Immobile sia Belotti , i centravanti “di ruolo” da cui il ct non ha mai derogato in partenza: «Abbiamo un po’ di problemi, ci mancano i due centravanti dell’Europeo che per problemi fisici sono a casa.

Però abbiamo Kean , Raspadori e poi tanti giocatori offensivi. Vedremo quale sarà la soluzione migliore». Resta aperto, quindi, il dilemma che ci si porterà dietro fino alla comunicazione ufficiale delle formazioni a poche ore prima della partita di stasera: un centravanti di ruolo tra Kean e Raspadori o un assetto che preveda un giocatore “di manovra” al centro dell’attacco (uno tra Insigne , favorito, e Bernardeschi ) per favorire gli inserimenti di esterni e di centrocampisti.

Difficile che quel ruolo lo possa ricoprire Chiesa come è accaduto recentemente nella Juve: «Non so se Federico possa fare il centravanti, probabilmente nel tempo potrà anche farlo come accaduto contro il Chelsea. Noi abbiamo ruoli precisi, sappiamo dove può giocare meglio. Abbiamo Kean e Raspadori e poi c’è l’eventualità di Insigne così come di Bernardeschi che l’hanno già fatto».
L’emergenza non riguarda solo l’attacco, poiché prima e dopo le convocazioni dei 23 azzurri c’è stato un vero e proprio stillicidio di indisponibilità, ultimo dei quali Pessina .

Il ha deciso di convocare al suo posto l’interista Dimarco invece del più “logico” per ruolo Tonali : «Dimarco lo feci debuttare io in Serie A, lo conosco benissimo come giocatore. L’ho convocato perché sono passati un po’ di anni e mi faceva piacere vederlo. Tonali? E’ giusto averlo lasciato all’Under 21, hanno due gare importanti per la loro qualificazione all’Europeo. I ragazzi giovani stanno facendo bene, Tonali per esempio sta disputando un grande campionato: è importante che molti di loro abbiano un certo minutaggio – ha proseguito Mancini – All’estero i giovani hanno più possibilità di sbagliare. C’è sicuramente differenza con gli altri campionati».

Giorgio Chiellini è capitano dell’Italia per numero di presenze. Ma la statistica fa il paio con la personalità, la continuità di rendimento e una insostituibile capacità di “stare” in partita a difendere la propria porta: caratteristica tecnica e di “ resistenza morale” che nessuno riesce ancora a emulare.

Nella sua specialissima classifica di sfide siderali sui campi di pallone, quelle contro la Spagna stanno sicuramente ai vertici sia per la qualità degli avversari, sia per la particolare rilevanza che hanno di volta in volta ricoperto: mai banali nello sviluppo, sempre pesanti nelle conseguenze del risultato. Con l’ultima sfida di Wembley che ha rimesso in riga pesanti amarezze passate: «La semifinale fu una partita difficile, dovremo essere bravi e avere un po’ più di lucidità durante la fase di costruzione, con un bel po’ di rispetto per la Spagna, ma dobbiamo riuscire a gestire meglio le varie fasi della partita.

Le altre sfide con la Spagna? La finale di Kiev contro nel 2012 è la gara che mi evoca i peggiori ricordi, i migliori invece arrivano dalla semifinale di Euro2020, naturalmente, perché di fatto ci ha spianto la strada verso la vittoria. La gara in cui abbiamo dominato è stata invece quella nell’Europeo del 2016 (in Francia, con Antonio Conte ct, quando segnò lo stesso Chiellini, ndr). Chi stimo di più nella Spagna è Sergio Ramos : ha un gran temperamento».

Una delle caratteristiche che lo accomunano a Chiellini e che spingono gli allenatori – siano essi alla guida dei club o ct della Nazionale – a insistere affinché continui a far parte del loro gruppo, a prescindere da quel che racconta la carta di identità: «Io l’ Ibra dei difensori? Ibra è Ibra, è un’entità talmente alta che lasciamola star lì. Io questa vecchiaia calcistica me la sto godendo, mi diverto e vediamo dove arriverò con tanti ragazzi che mi danno energie.

La vittoria dell’Europeo mi ha reso più sereno? Mah, francamente a me non pesava non aver vinto a livello europeo, ma le emozioni vissute mi hanno regalato una carica indescrivibile. Mi ha dato una grande spinta per essere sempre qui e avere quella leggerezza nell’affrontare partite e situazioni in questo modo. Non faccio calcoli sul futuro, lo sapete. Vivo la quotidianità con grande leggerezza».

Chiellini non si è tirato indietro neppure nel commentare gli episodi di razzismo dialettico che hanno contrassegnato le gare di campionato (che poi sia curioso come faccia notizia quando il razzismo sfoci negli stadi e non quando è, come lo è, diffuso nella quotidianità, è un altro discorso che non interessa a nessuno perché non fa audience): «Gli episodi razzisti sono inaccettabili, ma ci deve essere uno sforzo da parte di tutti. Servono leggi e regole che devono essere applicate. Gli insoluti a Koulibaly durante la gara di Firenze? Da italiano e toscano mi sono vergognato. In Europa parlano dell’Italia come un paese razzista, stiamo dando una brutta immagine di noi stessi. Per risolvere le cose però ci sono persone più adatte di me, bisogna applicare le leggi».


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